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BARCLAYS SCOMMETTE SULLA RISALITA DI FCA
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Gli specialisti di Barclays anche se dubbiosi sui target del piano di FCA credono comunque che l'upside in borsa per il titolo Fiat sia importante per cui hanno riacquisito la copertura del titolo con un rating overweight e un target price a 9 euro che offre, rispetto al prezzo attuale in borsa a 7,72 euro, un margine di apprezzamento del 16,5%.
 
Per gli analisti della banca d’affari è arduo giudicare le ambizioni dell'ad, Sergio Marchionne. Certamente il mercato si è concentrato su tre principali rischi: può il progetto sul prodotto ambizioso essere realizzato entro il termine previsto? Fiat ha la liquidità sufficiente per finanziare questo progetto? Fiat ha un uomo chiave a cui piace troppo il rischio? 
 
"Mentre rimaniamo scettici sugli obiettivi ambiziosi a livello di prodotto e in particolare sulle  implicazioni nel breve termine a livello di costo, apprezziamo il rinnovato focus sul marchio, sugli assi regionali e funzionali, che forniscono a Marchionne la possibilità di migliorare la pianificazione", dichiarano gli specialisti di Barclays che hanno riguardato le stime di eps 2014 di Fiat da 0,40 a 0,28 euro per azione e quelle 2015 da 0,53 a 1,22 euro.
 
Gli esperti della banca d'affari vedono però un significativo potenziale di rialzo per l'eps dall'ingegneria finanziaria sul debito del gruppo e sono convinti che gli investitori sopravvalutino la debolezza del bilancio di Fiat. Per gli analisti ci sono infatti numerosi opzioni di ingegneria finanziaria a disposizione del Cfo, Palmer, per consentire una riduzione consistente dei costi per gli interessi, attualmente superiori al 7%.
 
Ogni calo dell'1% degli interessi può aumentare l'utile per azione di 0,16 euro per azione. Le attuali previsioni di Barclays sui costi per gli interessi di Fiat rimangano oltre il 7% per quest'anno e il prossimo. Per il 2016 assumono un calo al 7% con risparmi per 200 milioni di euro. Dal 2017 è attesa una riduzione più significativa al 6% con ulteriori risparmi per 495 milioni all'anno.
 
Inoltre richiamare a breve le due obbligazioni Chrysler 2019 e 2021 potrebbe portare a oltre 150 milioni di euro di risparmi sugli interessi. Fiat potrebbe ugualmente rifinanziare parte del proprio debito ottenendo ulteriori risparmi. Gli analisti di Barclays si aspettano infatti che a breve il management del gruppo studi il modo per rifinanziare il debito con scadenze a breve termine; per esempio c’è il bond 2016 da un miliardo con cedola del 6,375% che è richiamabile in qualsiasi momento e potrebbe anche essere rifinanziato a un tasso molto più basso. Nel 2015 c'è anche un miliardo di euro di debito in scadenza al 6,875%.
 
In generale "vediamo grandi rischi in termini di esecuzione del piano visti i target ambizioni, ma pensiamo che il mercato attualmente attribuisca uno sviluppo vicino allo zero. Anche tenendo in considerazione uno sconto conglomerata del 20% e obiettivi al 2018 più bassi del 30% rispetto al piano, vediamo ancora un potenziale di rialzo per il prezzo corrente di Fiat", continuano gli esperti.
 
Ma come verrà finanziato il piano sul prodotto? Per Barclays Fiat ha liquidità sufficiente per soddisfare le sue esigenze crescenti a livello di capex (spesa per investimenti). Certo, vale la pena sottolineare il rischio ai fini della valutazione che il debito netto cresca nel 2015 e nel 2016 e che rimanga sopra 11 miliardi di euro nel periodo del piano. Ma, anche così, il broker crede che FCA non abbia vincoli di liquidità che gli impediscano di raggiungere il suo ambizioso piano di espansione del prodotto.
 
In ogni caso il prodotto è la parte della storia di Fiat per cui gli analisti di Barclays rimangono più scettici. Ritengono infatti che l'autonomia del nuovo marchio allinei FCA più strettamente a Volkswagen e a General Motors, ma può l'Alfa con soli 5 miliardi di euro competere veramente contro i "premium tedeschi" che hanno speso anni per investire sia nel brand sia nel prodotto? Anche gli obiettivi per Jeep sono ugualmente ambiziosi, ma gli analisti in questo caso sono un po' meno scettici sulla capacità dell'azienda di raggiungerli. Quanto al suv resta un segmento di crescita importante, ma a preoccupare gli esperti è il tempo necessario per riorganizzare gli impianti.
 

News del 27/05/2014

 
 
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